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Sviluppo psicomotorio 9-12 mesi: mi alzo in piedi, cerco l'attenzione dei genitori

 Alimentazione

A 9 mesi, il vostro bambino avrà già assaggiato molti cibi diversi, e potrebbe aver provato anche diverse consistenze.

Per quanto riguarda le consistenze, se non avete ancora provato ad introdurre dei pezzettini, questo è un buon momento per iniziare (ricordatevi sempre solo di evitare di proporre cibi rotondi, o a rondelle).

Anche per quanto riguarda la varietà di cibi, se avete ritardato l'introduzione di alcuni cibi come uovo, pesce o frutta secca, nel timore di reazioni allergiche, ora è meglio procedere.

Ritardare troppo l'introduzione di questi cibi potrebbe infatti aumentare, e non diminuire, il rischio di sviluppare allergia.

Per maggiori informazioni, vi rimando al post sullo svezzamento:

https://pediatrachicca.blogspot.com/2022/03/svezzamento-come-proseguire-2.html

Tra i 9 e i 12 mesi la maggior parte dei bambini affronta l’arrivo di diversi dentini: per questo restano validi i consigli forniti nel post precedente.

Abilità motorie

In questa fascia di età, potremmo vedere che qualche bambino che ancora non l’aveva fatto, proverà a gattonare.

Ma soprattutto, vedremo che i bimbi iniziano a provare ad alzarsi in piedi con appoggio, aggrappandosi a oggetti bassi come sedie, tavolini, divano, o la sponda di un box…

Le prime volte si alzano, restano un po’ di tempo in piedi, e poi si rimettono giù.

Dopo, iniziano a provare a fare qualche passo, sempre aggrappati al mobile: questa è chiamata “navigazione costiera”.

In questa fascia di età, i bambini dovranno anche avere acquisito la capacità di stare seduti da soli: se non ci fossero riusciti, potete stimolarli come visto ai post precedenti, e parlarne con il vostro pediatra.

Tra i 9 e i 12 mesi migliora anche la capacità di afferrare e manipolare gli oggetti, con una presa detta “radiale digitale” con 3 dita o a “pinza inferiore”:

In questa fascia di età, oltre che toccare, manipolare, sbattere o portare alla bocca gli oggetti, vedremo che ai bambini comincia a piacere molto lanciarli.

Vedremo che i bambini acquisiscono anche la capacità di comprendere la “permanenza dell’oggetto” (un oggetto esiste ancora anche se non lo vedo più)-> inizieranno quindi a ricercare anche oggetti che non stanno vedendo in quel momento (prima valeva il detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore!”).

Infine, cominciano a capire le relazioni “causa effetto”-> esempio sbatto un oggetto e fa rumore, schiaccio un pulsante di un gioco e succede qualcosa… eccetera.

Dove posizionare il bambino

Possiamo posizionare il bambino su un tappetone o in un box ampio, dove abbia la possibilità di muoversi, e di provare tutte le posizioni (seduto, sdraiato, in piedi…).

L’ideale è che ci sia qualcosa a cui aggrapparsi, per provare ad alzarsi in piedi, come abbiamo visto prima (divano, sponde, tavolino, una pila di cuscini o un blocco di schiuma...).

Sul pavimento è utile avere un bel tappeto morbido o un tappeto plastificato o dei pannelli in schiuma, per attutire eventuali cadute.

Dovremo fare attenzione che, soprattutto se il bambino non è sorvegliato a vista, l’area gioco sia sicura (non dovrebbero esserci prese di corrente, oggetti piccoli che potrebbe inghiottire, oggetti in vetro o ceramica che potrebbero rompersi, sostanze tossiche come detersivi che potrebbe ingerire…).

In particolare, ricordo di fare attenzione alle pile, che sono molto tossiche (se ci sono giochi o telecomandi che le contengono, meglio mettere anche dello scotch che renda difficile aprire per errore lo scompartimento delle pile).

Non consiglio infine l’uso del girello, come visto al post precedente, o di altri giochi che mantengono il bambino sospeso, come “bouncer” o “altalene da porta”.

Questo sia per il rischio di incidenti, sia per il rischio di rallentare l’acquisizione corretta del cammino, o di camminare troppo sulle punte (investirei su altri giocattoli più utili e sicuri!).

Quando siamo in giro, il bambino starà sul passeggino o nell’ovetto per il trasporto in auto.

Abilità relazionali e di comunicazione

In questa fascia di età i bambini sono molto interattivi, sanno ridere, fare diverse espressioni con il viso, pronunciare sillabe come ma-ma, pa-pa, ma anche più varie, come ma-da-da-ba… questa è detta “lallazione variata”.

Se in questa fascia di età ancora non pronunciano sillabe, è necessario parlarne con il proprio pediatra.

Potranno anche iniziare a imitare alcuni gesti, come battere le mani, fare “ciao-ciao”….

Iniziano a capire il significato di alcune parole: si girano le chiamati con il loro nome, guardano verso la mamma se si chiede “dov’è la mamma?” e così via.

In questa fascia di età vedremo comparire anche la “attenzione condivisa”: il bambino tenderà ad esempio a cercare l’attenzione del genitore per mostrare un giocattolo che gli interessa (vediamo che guarda prima il gioco, poi verso il genitore).

Tra i 9 e i 12 mesi infine notiamo che il bambino comincia a prendere maggiore consapevolezza della differenza tra i genitori/familiari e gli estranei, e comincia ad avere più paura degli estranei, e provare ansia da separazione se viene allontanato dai genitori.

In questa fascia di età comincio a vedere che alcuni bambini piangono per la paura di essere visitati (alcuni ancora si lasciano visitare).

Giochi e attività da proporre

Nell’area gioco potremo proporre al bambino alcuni giocattoli, ma senza esagerare: la presenza di montagne di giocattoli è difficile da gestire per un bambino così piccolo, e lo distrae.

Potremo continuare a proporre i giochi già visti al capitolo precedente, come palline, anelli di plastica, libri cartonati, piramide di anelli, ma anche oggetti di uso comune, come cucchiai di legno o in silicone da sbattere, altri attrezzi da cucina, spazzole, contenitori in plastica… (se non l’avete letto, potete recuperare il post per bambini da 6 a 9 mesi).

In questa fascia di età il bambino potrà togliere e lanciare gli anelli della torre di anelli; potrà afferrare, sbattere e lanciare le forme, o anche metterle e toglierle dal cesto, senza usare ancora la funzione di smista forme.

Possiamo anche radunare questi oggetti dentro un “cestino magico” di oggetti da toccare, come visto al post precedente:

Tra i libri preferiti dell’età, oltre a quelli con all’interno diversi materiali da toccare, possiamo iniziare a proporre anche libri con volti di bambini che mostrano le diverse espressioni:

Di nuovo, possiamo introdurre anche giocattoli che stimolano l’abilità di capire le relazioni causa-effetto, ma anche la permanenza dell’oggetto, abilità che abbiamo visto iniziano a comparire in questa fascia di età.

Ad esempio?

Una classica scatola Montessoriana dove inseriamo una pallina e poi vediamo che spunta fuori di nuovo (permanenza dell’oggetto):

Si trovano ovunque

Dei giocattoli “pop-up”, dove la pressione di un pulsante porta ad un risultato come la comparsa di un personaggio o un suono (relazione causa effetto):

Battat su Amazon

Dei cubi o pannelli multi attività; ad esempio, quelli montati su un carrellino primi passi, potranno aiutare anche nelle fasce di età successive per camminare (questi sono un po' più costosi, comunque non fondamentali):

Non mi ricordo più di che marca è

Sono graditi tutti i giochi che fanno rumore e che suonano (come abbiamo visto, qualsiasi oggetto potrà essere usato per generare rumore, anche un semplice cucchiaio); possiamo proporre anche dei veri e propri giochi musicali come uno xylofono, o dei giochi elettronici che generano suoni.

Tra i giochi da fare con il bambino, potrebbe gradire giocare a nascondere un oggetto sotto una coperta e poi trovarlo, come abbiamo visto prima, e fare “cù-cù!”.

Possiamo supportarlo nell’acquisire le abilità tipiche dell’età, come stare in piedi e fare i primi passi con appoggio.

Se il bimbo ancora non si tira in piedi, possiamo aiutarlo a stare in ginocchio come abbiamo visto al post precedente, anche ponendo dei giocattoli un po’ più in alto, sopra un cuscino o un rialzo.

Pian piano, possiamo provare a posizionare i giocattoli sempre più in alto, ad esempio sul divano o su un tavolino, aiutandolo a passare da inginocchiato a in piedi.

Le prime volte che prova a mettersi in piedi possiamo aiutarlo mettendo le nostre mani sulle sue cosce per sostenerlo, e gradualmente lasciarlo fare da solo (qualcuno ci riesce velocemente da solo anche senza l’aiuto del genitore!).

Supportarlo nella lallazione, creando delle vere e proprie “conversazioni” tra adulto e bambino, e lasciandogli il tempo di rispondere, come visto al post precedente. Possiamo ripetere spesso alcune parole semplici, di cui inizia ad apprendere il significato, come il suo nome, mamma, papà...

Lasciare al bambino il tempo di rispondere:

E’ possibile usare un tono “esagerato” quando pronunciamo delle parole, per attirare l’attenzione del bambino, tipo “WOOOOOW…” quando vediamo qualcosa di bello; possiamo aiutarci anche facendo dei gesti con le mani, e delle espressioni con il volto.

In Inglese questo tipo di linguaggio è definito “parentese”: ovvero un linguaggio lento, molto espressivo e coinvolgente (ma con parole corrette).

Come sempre non trovo esempi in italiano ma penso che la variazione di tono si capisca… in tutte le lingue!

Non è consigliabile invece storpiare tutte le parole (così il bambino non impara le vere parole!).

->Questi aspetti li vedremo meglio nel prossimo post, dove ci concentreremo proprio sulla acquisizione del linguaggio.

Come "leggere" un libro con un bambino di 10 mesi: usare un linguaggio semplice, coinvolgente, toni esagerati  (non serve leggere una storia complessa)- direi che il senso, anche qui, si capisce anche dal video in inglese!

Ma perché iniziare a parlare di linguaggio già a 6 o a 9 mesi? I bambini ancora non parlano… giusto?

No, non parlano, ma è importante sapere che la comunicazione inizia fino dai primi mesi di vita del bambino, e che stimolarla aiuta il bambino ad acquisire quelle “tappe” che lo porteranno, poi, a parlare.

E’ utile quindi stimolare il bambino interagendo con lui fino da quando manifesta i primi sorrisi e versetti, e poi la lallazione, i gesti, anche prima che dica delle vere e proprie parole.

Il bambino infatti fin dai primi mesi acquisisce i cosiddetti “Pre requisiti” del linguaggio:

il desiderio di comunicare, l’agganciare lo sguardo del genitore, la reciprocità, l’imitazione, la capacità di attendere il proprio turno, l’attenzione condivisa con il genitore…

L’educazione al linguaggio quindi inizia molto prima del linguaggio vero e proprio.

Linguaggio e dispositivi elettronici

Molti genitori mi hanno riferito la convinzione che guardare video educativi, cartoni animati, e canzoncine, possa aiutare i bambini a iniziare a parlare, e ad imparare nuove parole.

Oltretutto, è esperienza di tutti che i bambini ne sono estremamente catturati, e che è un modo semplice e veloce per “farli stare tranquilli”.

Tuttavia, proprio per le ragioni che abbiamo visto prima, in realtà l’uso di dispositivi elettronici NON insegna ai bambini a parlare, e anzi ne limita l’apprendimento.

Infatti, quando guardano un video su Youtube, o un cartone animato, vengono meno tutti i pre requisiti del linguaggio che abbiamo visto:

il desiderio di comunicare (a chi? al telefono?), la reciprocità (i personaggi parlano, sì… ma non con te, né sentono le tue risposte), l’agganciare lo sguardo, il condividere l’attenzione di un altro essere umano su un oggetto interessante, la capacità di attendere il proprio turno…

Fissando passivamente un video pre registrato, vengono meno tutte queste abilità fondamentali, che dovrebbero invece svilupparsi in questa fascia di età.

Per queste ragioni, viene consigliato dagli esperti del settore (psicologi infantili, neuropsichiatri, logopedisti…) di non offrire mai (o pochissimo, se è proprio inevitabile) dispositivi come telefoni e TV ai bambini prima che abbiano imparato a parlare (di solito, fino ai 18-24 mesi).

Sonno

Tra i 9 e i 12 mesi, quasi tutti i bambini hanno un ritmo circadiano, ovvero tendono a dormire più di notte (10-12 ore) che di giorno (2-3 ore).

La giornata di solito prevede:

Sveglia tra le 6 e le 8

2      pisolini durante la giornata

Addormentamento tra le 19 e le 21

Risvegli notturni

In questa fascia di età, molti genitori (sempre più stanchi) mi chiedono come aiutare i propri bambini a “non svegliarsi la notte”, e iniziano magari ad utilizzare integratori naturali, camomilla, melatonina, nella speranza che questo porti i loro bambini a non svegliarsi.

Se avete letto i post precedenti, saprete però che tutti gli esseri umani, bambini in primis, si svegliano durante la notte, tra un ciclo di sonno e l’altro.

Alcuni hanno imparato a riaddormentarsi da soli dopo questi “micro risvegli”, altri cercano l’aiuto del genitore.

Quindi non possiamo tanto far sì che i bambini “non si sveglino”, quanto, eventualmente, se lo desideriamo, provare ad abituarli a riaddormentarsi da soli dopo che, inevitabilmente, si svegliano.

Tra i 9 e i 12 mesi, se sono in salute e mangiano regolarmente di giorno, i bambini non si svegliano per fame, non necessitano infatti di mangiare di notte per ragioni nutrizionali: non è quindi indispensabile nutrirli, differentemente dai primi mesi di vita.

A questa età i bambini potrebbero però come abbiamo visto non avere ancora imparato a riaddormentarsi da soli quando si svegliano, e cercare l’aiuto consolatorio del genitore per riuscire a riaddormentarsi.

Per cui, la ricerca della poppata al seno o con il biberon, non ha più una funzione nutrizionale, ma solo quella di coccola e di aiuto a riaddormentarsi.

Non è sbagliato continuare a fornire questo supporto, fino a che il vostro bambino non smette naturalmente di cercarlo.

Ogni bambino lo farà ad un’età diversa: qualcuno già prima dell’anno, altri tra l’anno e i 2 anni, altri dopo i 2 anni…

Se proseguite su questa strada, non è probabilmente molto utile riempire i bambini di melatonina e camomilla: può aiutare con il primo addormentamento della sera, ma difficilmente farà qualcosa sui risvegli notturni.

Per l’addormentamento della sera, è importante invece impostare delle buone routine del sonno, e gli altri consigli che abbiamo già accennato nei post precedenti, e che vedremo nel post dedicato al sonno: (in arrivo).

Per i risvegli notturni, se siete arrivati al capolinea della stanchezza e avete necessità di dormire di più, dai 6-7 mesi in avanti è consentito provare ad adottare alcune tecniche di “sleep training”, per abituare i bambini ad addormentarsi autonomamente. Ma quali sono i pro e i contro? Lo vedremo nel post dedicato: (in arrivo).

Infine, è giusto sapere che anche bambini che dormono abbastanza bene possono presentare delle fasi in cui fanno più fatica a dormire, ad esempio:

quando sono ammalati, quando sono disturbati dall’arrivo dei denti, quando ci sono dei grossi cambiamenti (traslochi, inizio del nido…), oppure, quando attraversano delle cosiddette “regressioni del sonno”, quando hanno appena imparato una nuova emozionante abilità, come camminare.

Per il momento, spero di avervi fornito delle informazioni utili a sapere cosa aspettarvi dal vostro bambino tra i 9 e i 12 mesi, e come stimolarlo al meglio nel suo sviluppo.

Nel prossimo post, parleremo della fascia di età 12-18 mesi:

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Ciao a tutti, sono Federica "Chicca" Persico, pediatra di famiglia a Casalmaggiore (Cremona).   Ho studiato medicina a Parma, e mi sono laureata nel 2015. Ho iniziato a scrivere questo blog dopo essermi specializzata in pediatria, iniziando a lavorare sul territorio come pediatra di famiglia.  Ricordandovi che questi articoli non possono sostituire i consigli personalizzati che possiamo fornirvi di persona, spero che possano essere comunque utili per trovare delle informazioni di carattere generale, sempre disponibili, anche quando il pediatra non c'è. un bacio a tutti, Chicca ... Vi ricordo che è disponibile la   TRADUZIONE AUTOMATICA     di tutto il blog con Google Translate (in alto a destra) AUTOMATIC TRANSLATION of the entire blog is available with Google Translate (in the top right corner) ਪੂਰੇ   ਬਲੌਗ   ਦਾ   ਆਟੋਮੈਟਿਕ   ਅਨੁਵਾਦ  Google  ਅਨੁਵਾਦ  ( ਉੱਪਰ   ਸੱਜੇ   ਕੋਨੇ   ਵਿੱਚ )  ਨਾਲ   ਉਪਲ...

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