Oggi vorrei parlare di questo prodotto, che mi incuriosisce da tanti anni, perché ha una storia veramente molto particolare.
Ci tufferemo pertanto nei secoli passati, ripercorrendo la storia della nascita dell’omeopatia, e dell’Oscillococcinum.
Penso che molte volte ci troviamo nella corsia di una farmacia, o di un supermercato, o di una parafarmacia, e non sappiamo bene identificare cosa sono i prodotti che abbiamo davanti, su quali teorie si basano, qual'è la loro storia.
Magari l'abbiamo visto in farmacia mille volte, ma ci siamo mai chiesti: che cos'è, questo Oscillococcinum?
"Oscillococcinum" è un prodotto omeopatico commercializzato principalmente dall’azienda francese Boiron. Questa è la presentazione che ho trovato sul sito dell’azienda: “In base all'inquadramento dei medicamenti omeopatici, Oscillococcinum può essere utilizzato in caso di trattamento preventivo dell'influenza, stato influenzale incipiente e stato influenzale conclamato.”
Aggiornamento 2026: non trovo più questa dicitura sul sito ma è stata sostituita con "medicinale omeopatico senza indicazioni terapeutiche approvate". Farò un giro nelle farmacie per vedere come viene presentato lì.
Per analizzare Oscillococcinum, essendo un rimedio omeopatico, dobbiamo spendere due parole prima di tutto su cosa sia l’omeopatia, soprattutto per chi proprio non ne avesse la più pallida idea.
Chi non conosce l’argomento, infatti, spesso pensa che l’omeopatia sia una sorta di trattamento “naturale”, a base di piante, contrapposto ai farmaci "artificiali".
In realtà, i rimedi omeopatici possono essere basati su diversi tipi di molecole: provenienti da piante, da animali, o sintetiche… c’è quindi un panorama molto vasto.
Diversa invece è la "fitoterapia" che significa prodotti naturali derivati da piante. Possono essere venduti come integratori, cosmetici o anche veri e propri farmaci se hanno studi a sufficienza.
Ma cosa caratterizza quindi l’omeopatia?
Come abbiamo visto, quello che caratterizza il prodotto omeopatico non è l'origine da piante, bensì lo sviluppo basato su alcune specifiche teorie.
Le prime due fondamentali sono state ipotizzate a cavallo tra il 1700 e il 1800:
1) Teoria che “il simile cura il simile”: una sostanza che causa un disturbo (ad esempio la febbre, o il prurito), potrebbe a bassissime dosi diventarne invece la cura. Es. se un’ortica mi causa prurito quando la tocco, a bassissime dosi mi curerà il prurito.
Proprio da questa teoria deriva il nome “omeopatia”, l’unione di due parole greche: ὅμοιος, òmoios (simile) e πάθος, pàthos (sofferenza). Ovvero, secondo questa teoria, ciò che causa una sofferenza, similmente la può curare (a basse dosi).
2) Teoria della “diluizione" e "memoria dell’acqua”: le bassissime dosi che abbiamo citato al punto prima, infatti, non sono propriamente “bassissime”, ma proprio inesistenti. Infatti, nei rimedi omeopatici, le sostanze di partenza vengono diluite fino a non essere più presenti. Quello che rimane, alla fine, è solo acqua. La seconda teoria prevede che l’acqua in cui erano state immerse, ne conservi una memoria. Es. l’acqua in cui era stata immersa una piccolissima quantità di ortica, ne mantiene la memoria, e potrà curare il prurito. (Non proprio tutta l’acqua in generale, ma solo se il recipiente è stato scosso più volte in un certo modo particolare.)
Teorie molto affascinanti ma… sono vere?
Per il momento non c'è evidenza scientifica che queste teorie siano vere. Ma chi è stato il fondatore di queste teorie... e come gli sono venute in mente? Vediamolo insieme.
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Il primissimo padre fondatore dell’omeopatia è stato il medico tedesco Christian Friedrich Samuel Hahnemann, nato nel 1755.
Nel corso dei suoi studi, Hahnemann si trovò ad analizzare una medicina chiamata “chinino”, molto utilizzata all’epoca per curare la malaria. Non si sapeva, però, come funzionasse.
Oggi sappiamo che il chinino, un alcaloide naturale ricavato dalla corteccia di una pianta Sudamericana, interagisce in vari modi con il Plasmodio (il parassita) che causa la malaria, impedendogli di riprodursi. Questo, però, alla fine del 1700 non era noto. Il Plasmodio causa della malaria fu scoperto grazie al lavoro di diversi ricercatori circa un secolo dopo, scoperta che valse anche diversi premi Nobel a questi studiosi. All’epoca di Hahnemann, invece, il plasmodio non era conosciuto, né tanto meno si poteva capire con che meccanismi il chinino lo danneggiasse.
Hahnemann, mentre stava studiando il chinino, pensò di provarlo su di sé, assumendone una discreta dose: dopo averlo assunto, sviluppò febbre. In seguito a questo evento, pensò che il chinino potesse causare febbre se assunto in alte dosi, e curare la febbre della malaria se preso invece a basse dosi.
All’epoca non si conosceva appunto il parassita causa della malaria, la malattia era solo “una febbre”, la cui origine era sconosciuta.
Hahnemann sapeva solo che il chinino curava “quella strana febbre”, ma non sapeva perché. Sapeva anche che, su di lui stesso, ad alte dosi, il chinino aveva causato febbre.
In realtà, non sempre il chinino, preso ad alte dosi, causa febbre. Ad Hahnemann è venuta, ma non è detto che sia stato il chinino, poteva anche essersi beccato una influenza. Tuttavia, egli pensò che la sua febbre fosse dovuta proprio al chinino.
Da qui, nella sua mente cominciò a disegnarsi la prima ipotesi. Come abbiamo visto, Hahnemann immaginò che il chinino causasse sempre febbre ad alte dosi, e che curasse la febbre della malaria a basse dosi. E se era vero per il chinino, allora doveva essere vero anche per ogni altra sostanza.
Formulò quindi la sua teoria che "il simile cura il simile": una sostanza presa a basse dosi cura quegli stessi sintomi che ad alte dosi andrebbe a causare.
La teoria al giorno d'oggi
Pur non essendoci studi scientifici che la comprovano, la teoria è molto di moda ancora al giorno d'oggi.
Vengono spesso citati, ad esempio, casi in cui effettivamente una piccola dose di una sostanza può curare la stessa patologia di cui, ad alte dosi, è causa.
Il più calzante mi sembra quello della “desensibilizzazione” per le allergie. In questi casi si somministra una piccolissima dose di allergene (ad esempio, del polline, per chi è allergico al polline), per anni, e si ottiene una desensibilizzazione, cioè si arriva a tollerare meglio l’allergene e si hanno meno sintomi allergici.
In questo caso, effettivamente una piccola dose è curativa (parliamo comunque di una piccola dose, non di una dose omeopatica, ovvero diluita fino a completa sparizione).
Questo però è un caso specifico, non si applica a tutte le altre sostanze esistenti al mondo.
Ad esempio, non so, la senna: una pianta molto usata soprattutto in passato come lassativo. Contiene delle molecole che causano la contrazione dei muscoli della parete intestinale, per cui ci fa andare in bagno. Dovremmo pertanto ritenere che piccole dosi di senna possano curare la diarrea, visto che dosi più alte la causano? non è proprio così.
E così via, per tante altre molecole.
Hahnemann però ci credeva molto, tanto da iniziare a pensare che più piccola era la dose, più grande sarebbe stato l’effetto curativo.
Iniziò ad ipotizzare dei metodi per cui la sostanza iniziale veniva diluita in cento parti d’acqua, poi ancora cento, poi ancora cento e così via….
Successivamente, altri autori, per aumentarne la potenza, ipotizzarono invece di diluirla in mille parti d’acqua, poi ancora mille, e così via…
Alla fine di questo processo, della sostanza iniziale non restava più nulla: restava solo un boccetto di pura acqua.
E quindi, come può funzionare?
In epoche successive, è stata ideata la teoria della “memoria dell’acqua”. Si ipotizzò che nell’ acqua stessa rimanesse una “memoria” della sostanza che vi era stata contenuta.
Per far sì che rimanesse questa traccia, questa memoria, già Hahnemann stesso aveva ipotizzato alcuni processi particolari. Egli non aveva parlato proprio di “memoria dell’acqua”, ma aveva usato termini più vaghi, del tipo che rimanesse una “forza vitale” all’interno dei boccetti d’acqua.
Per far sì che rimanesse questa “forza vitale”, i boccetti dovevano essere scossi in un certo modo; ho letto da alcune fonti, anche specificatamente sbattuti contro una bibbia, per potenziarne l’effetto.
Ad oggi questo aspetto è mantenuto, infatti, quando vengono preparati i rimedi omeopatici, questi vengono non solo diluiti fino a non contenere più nessuna traccia della sostanza originale, ma anche “scossi” tra una diluizione e l’altra (un processo noto come “succussione”, e “dinamizzazione” l’insieme di più “succussioni”). Non credo vengano però più regolarmente sbattuti contro una Bibbia.
Anche questa teoria non è stata comprovata.
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Potremmo pensare che tutto sia nato da un semplice “volo di fantasia”.
Ma è anche il tentativo disperato di un medico di trovare qualcosa che funzionasse, a cavallo tra la fine del 700 e l’inizio dell’800, quando di rimedi funzionanti la medicina “tradizionale” ne aveva ben pochi.
E la disperazione di soffrire, di morire, di vedere i propri pazienti soffrire, e di non poter fare nulla….
E a volte, in questi casi, si sente il bisogno di aggrapparsi a qualcosa, di convincersi che deve funzionare, perché ci si sente impotenti all’idea di non fare nulla. E questo, sicuramente, capita ancora anche a noi, nel 21esimo secolo. E' una caratteristica della mente umana.
Pensate che la medicina dell’epoca era talmente poco utile, da risultare addirittura dannosa. Era meglio infatti non fare niente, che sottoporsi ad inutili salassi, purghe, clisteri, che i medici dell’epoca prescrivevano; tanto meno era utile sottoporsi ad un intervento chirurgico.
Pensate a come poteva essere l’esperienza (se siete forti di stomaco, se no passate al prossimo paragrafo):
Non c’erano trasfusioni di sangue, per cui avreste sperato di perderne il meno possibile. Ovviamente vi sareste anche augurati che l'intervento durasse il meno possibile, o perlomeno, di perdere i sensi per il dolore.
Al termine dell’operazione, sareste stati ricuciti sempre senza anestesia. Trasportati poi a “riposarvi” nel vostro letto, in attesa che sopraggiungesse una quasi inevitabile infezione.
Pus, febbre alta, ancora dolori terribili. Diarree, tifo, che vi sareste inevitabilmente presi nell’affollata camerata dell’ospedale dove eravate ricoverati.
Non c'era nessuna terapia a potervi aiutare, e nemmeno avreste capito la causa di ciò che vi affliggeva; le infezioni erano sconosciute.
E poi, forse, quando ormai non avreste desiderato altro, sarebbe infine arrivata, come una grazia: la morte.
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Se siete ancora qui dopo questo felice quadretto, vorrei che prendeste spunto da questa drammatica descrizione per immaginare le condizioni in cui si trovava un medico, o un paziente, all’epoca di Hahnemann. Per mettervi nei loro panni.
In questo contesto, non c’è da stupirsi che l’omeopatia avesse preso piede: anche se non faceva nulla, perlomeno non faceva male, a differenza delle altre cure dell’epoca.
Ritengo pertanto fondamentale conoscere il contesto storico e capire come e perché sono nate certe teorie, o perché possono essersi diffuse.
Non dobbiamo infatti giudicare "sciocchi" i nostri predecessori, ma capire in che contesto vivevano. Come disse il filosofo francese Bernard di Chartres, noi siamo "nani sulle spalle dei giganti": possiamo godere delle scoperte dei nostri predecessori e imparare dai loro errori.
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Nel prossimo post, arriveremo finalmente ad “Oscillococcinum”, e ripercorreremo anche la sua incredibile vicenda.
Sì, perché se pensate che fin qua le cose siano strane... è perché ancora non sapete cosa ci aspetta, approdati al 20esimo secolo.
Continua al prossimo post:
https://pediatrachicca.blogspot.com/2022/10/oscillococcinum-e-prevenzione_8.html






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