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La (controversa) storia del latte artificiale

Il latte artificiale è un prodotto che ormai diamo quasi per scontato, un qualcosa che sappiamo di poter avere sempre a disposizione, qualora servisse. Ma... è sempre stato così?

L'allattamento e l'alimentazione del bambino prima del 1800

Per buona parte della storia umana, l’unico modo di nutrire un neonato, laddove la madre stessa ne fosse impossibilitata, era quello di ricorrere ad una “balia”, ovvero un’altra donna che aveva recentemente partorito, e che poteva allattare il piccolo al proprio seno.

La sopravvivenza di un neonato in assenza del latte della propria madre quindi non era affatto scontata.

Soprattutto per le famiglie meno abbienti, non sempre era possibile trovare (o pagare) una "balia" per il proprio bambino.

L'alternativa era provare a somministrare latte animale, ma non esistevano dei veri e propri "biberon", ed era difficile riuscire a far assumere al bambino la quantità di latte necessaria. 

Questo "biberon", ad esempio, risale all’antica Roma:

Questa invece è una mini teiera, utilizzata per allattare i bimbi nel 1700:

In alternativa, spesso si cercava di forzare un avvio precoce dello svezzamento, anche a 2-3 mesi, ma i bambini, che non ne avevano le capacità, potevano andare incontro a seri problemi di salute.

Il latte materno poteva essere "poco nutriente" anche perchè la madre stessa era denutrita, o soffriva di carenze di specifici nutrienti; anche in questo caso c'era poco da fare: queste famiglie non potevano permettersi una balia, nè di offrire una alimentazione migliore nè alla madre, nè al bambino.

Le difficoltà legate all'alimentazione erano una delle principali cause dell'elevata mortalità dei bambini nei primi anni di vita (il 30-50% dei neonati, non arrivava ai 5 anni di vita...).

Le famiglie più abbienti risolvevano il problema, come abbiamo visto, affidando il bambino ad una "balia" o "nutrice". 

Nella famiglie nobili o molto agiate era usanza affidare sempre e comunque i bambini ad una balia, anche se la madre era in buona salute, e le sarebbe stato possibile allattare.

Le ragioni possono essere molte: in primo luogo, era visto come uno "status symbol", quello di potersi permettere di non allattare il proprio figlio, così come il delegare ad altri le altre attività della vita quotidiana;

c'erano servitori che si occupavano di intrattenere, lavare e nutrire il neonato, mentre i genitori erano poco coinvolti nella sua cura.

In secondo luogo, spesso si sceglieva questa via quando la madre desiderava cercare subito una nuova gravidanza dopo il parto (l'allattamento al seno infatti riduce- ma non elimina- la possibilità di rimanere incinta).

19esimo secolo

La situazione rimase sostanzialmente invariata per secoli e secoli, ma qualcosa cambiò nella seconda metà del 1800. Si ebbero novità su due fronti: il primo, la costruzione di biberon più funzionali, e il secondo, la commercializzazione di latti "artificiali" specifici per i bambini.

Per quanto riguarda i biberon, furono progettati molti modelli, con una tettarella o un tubicino per nutrirsi fatti di diversi materiali, prima in pelle o in metallo, poi in gomma.


Per quanto riguarda invece il latte stesso, nella seconda metà del 1800 si erano scoperte le tecniche per pastorizzare i cibi, e per far evaporare l’acqua, producendo quindi latte in polvere, facile da commercializzare e conservare.

Una delle prime formule risale al 1865, commercializzata dal tedesco Justus von Liebig, ed era a base di latte di mucca, farine di cereali e bicarbonato:

Negli anni successivi, intorno al 1870, molte aziende iniziarono a produrre la propria formula in polvere per bambini, come ad esempio la Nestlé, che diventerà nei decenni successivi una delle maggiori aziende del settore.

All’epoca le formule non contenevano solo latte, ma anche farine e zuccheri aggiunti.

Tutto fantastico, quindi!

... giusto?

Non proprio: sia i primi biberon che i latti in formula del 1800 presentavano numerosi problemi.

A partire dalla forma delle bottiglie, che non sempre rendeva facilissimo l’allattamento, arrivando fino agli ingredienti delle formulazioni di latte in polvere, che spesso non corrispondevano alle reali esigenze nutrizionali del bambino.

Il problema maggiore, tuttavia, erano le infezioni: spesso infatti le bottiglie, i tubi e le tettarelle non venivano lavati e sterilizzati a dovere (alcuni, soprattutto i tubi, erano quasi impossibili da sterilizzare). Questo portava ad una grande diffusione di infezioni, che potevano risultare anche mortali.

Il primo 900

Nei decenni successivi, sia le formulazioni di latte, sia le bottiglie per assumerlo, continuarono a migliorare.

Si cominciò a studiare maggiormente come formulare i latti artificiali, cercando di avvicinarsi un pochino di più alle reali esigenze bambino (con risultati, all'epoca, ancora non ottimali).

Il numero dei bambini che assumeva latte artificiale aumentò progressivamente, dalla fine del 1800, e per tutti i primi decenni del ‘900.

Questo anche grazie alle insistenti campagne pubblicitarie delle aziende produttrici, che avevano scoperto nell’alimentazione dell’infanzia un nuovo, lucrativo settore.

Dagli anni ’50 agli anni’70

In particolare dagli anni ’50, in un periodo di relativo benessere e crescita economica, perlomeno per quanto riguardo Europa e Stati Uniti, le campagne di marketing delle aziende produttrici di latti artificiali si intensificarono.

("cosa sta facendo ora? Trabocca di salute e monellaggine, grazie a Lactogen") 

In questo periodo, le fonti medico-scientifiche erano divise: era sì riconosciuto il valore dell'allattamento al seno, ma non in modo chiaro quanto oggi.

Spesso i medici stessi consigliavano alle madri di usare il latte artificiale: più moderno, più "sicuro", standardizzato, nutriente... (secondo loro).

Anche la mia nonna, che ha avuto 3 bambini tra la fine degli anni '50 e i primi anni '60, ricorda che le venissero date queste indicazioni.

Ovviamente non era un fatto solo "medico", ma anche di moda, di status symbol.

In quegli anni, l’allattamento al seno stava diventando una cosa vecchia, “fuori moda”. Il latte artificiale era moderno, innovativo, costoso… era l’alimento "dei ricchi".

Del resto, non stupisce che questa mentalità abbia preso facilmente piede: come abbiamo visto, non allattare al seno i propri figli era stato un tratto distintivo delle famiglie più agiate, fino dalle civiltà più antiche. 

Alla metà del 900, il latte artificiale aveva sostituito la funzione nutritiva e sociale che, fino ad allora, aveva avuto la balia.

Questa mentalità, unitamente alle pressioni sempre maggiori esercitate dalle case produttrici di latte artificiale, portarono ad un calo importante della percentuale di bambini allattati al seno intorno alla seconda metà del '900.

E per tutte le famiglie comuni? 

E in particolare, nei paesi più poveri del mondo?

Immaginerete che, in quei contesti, il ricorso al latte artificiale fosse molto raro, in quanto sicuramente più costoso rispetto al latte materno.

E invece…. non era così.

In quegli anni si ebbe un calo della percentuale dei bambini allattati al seno, anche nelle aree più povere del mondo.

Il latte artificiale stava davvero conquistando il mondo?

Forse… ma le cose sarebbero cambiate, di lì a breve.

Dagli anni ’70 agli anni ‘90

Negli anni ’70, diverse organizzazioni cominciarono a scoperchiare il vaso di pandora: accusarono le case produttrici di latte artificiale di fare campagne pubblicitarie ingannevoli, che spingevano ad un utilizzo smodato del loro prodotto.

Nel 1974, ad esempio, fu pubblicato un opuscolo ad opera di “war on want”, un’organizzazione che si occupava di beneficienza e lotta alla povertà.

L’opuscolo, intitolato “the baby killer” (il killer di bambini), non ci andava leggero:

https://waronwant.org/sites/default/files/THE%20BABY%20KILLER%201974.pdf

Accusava infatti una delle maggiori case produttrici di latti in polvere, di essere direttamente responsabile della morte di migliaia di bambini nei paesi in via di sviluppo.

Perché? Gli autori dell’opuscolo sostenevano che le campagne pubblicitarie ingannevoli spingevano le madri ad utilizzare il latte artificiale, anche se non era per loro vantaggioso.

Ad esempio, gli autori sostenevano che venivano spesso regalati campioni di latte e biberon alle neo mamme, già negli ospedali, ad opera di dipendenti dell’azienda, travestite da infermiere. Sostenevano anche che le mamme venissero spaventate di fantomatici rischi di non avere abbastanza latte, o che non fosse abbastanza nutriente, proprio da queste "infermiere":

Si ipotizzava addirittura che fosse una precisa strategia di marketing: stimolare l’utilizzo di latte artificiale nei primi giorni di vita, riducendo la naturale suzione al seno del piccolo, sperando di far sì che non arrivasse la montata lattea alla mamma, così che questa dipendesse poi dal latte artificiale anche nei mesi successivi.

Si accusava l’azienda anche di commercializzare prodotti con istruzioni poco comprensibili, scritte solo in inglese, anche in paesi dove non era parlato, e dove comunque molte madri erano analfabete.

Un’altra importante criticità evidenziata, era la difficoltà di avere acqua pulita e di sterilizzare a dovere i biberon, in queste condizioni rurali: tutte cose che rendevano l’utilizzo del latte artificiale pericoloso, oltre che costoso.

Costoso, sì… troppo costoso!

Per alcune famiglie, era impossibile sostenere la spesa necessaria: questo, insieme alle istruzioni poco comprensibili, faceva sì che molte famiglie “allungassero” il latte in polvere con molta più acqua del necessario… così durava di più!

Ma il bambino andava incontro a malnutrizione, con esiti talvolta irreversibili.


("reale VS irreale: nelle immagini dell'opuscolo si vedono le istruzione fornite dalle aziende produttrici: lavarsi le mani, bollire l'acqua, con immagini tratte da moderne cucine occidentali; In confronto, la foto di un rubinetto d'acqua comune in un villaggio africano").

L’azienda accusata fece causa a sua volta, accusando l’organizzazione che aveva pubblicato l’opuscolo di diffamazione. A quanto ho letto, vinse la causa: verosimilmente si ritenne eccessivo accusare l’azienda di una responsabilità diretta nella morte di questi bambini, né si potè provare che vi fosse un deliberato intento di indurre le madri ad usare il loro prodotto in modo errato.

Tuttavia, venne raccomandato all’azienda di modificare i propri metodi pubblicitari: sia nei paesi in via di sviluppo, sia in quelli più ricchi.

Questa storia, come altre, gettò luce sulle contraddizioni del latte artificiale, e portò ad un aumento della consapevolezza nei confronti di questo problema.

Negli anni ’70 nacquero numerosi movimenti volti a condannare e boicottare le aziende produttrici di latte artificiale.

Negli anni ’80, si iniziò a porre rimedio alla situazione.

Nel 1981, ad esempio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicò un codice di comportamento per quanto riguarda il marketing dei prodotti alimentari sostitutivi del latte materno. 

Infatti, il problema della pubblicità smodata, del "terrorismo psicologico", della pressione anche sugli operatori sanitari affinchè prescrivessero più spesso il ricorso al latte artificiale, non affliggevano solo i paesi in via di sviluppo, ma tutto il mondo, e anche il nostro paese.

Già dagli anni '80, pertanto, l'OMS era corsa ai ripari, indicando ad esempio che le aziende non potessero pubblicizzare i loro prodotti al pubblico, né tantomeno regalare campioni direttamente alle famiglie. Era possibile solo presentare i propri prodotti, fornendo informazioni scientificamente corrette, agli operatori sanitari. Non era possibile pagare gli operatori sanitari affinchè raccomandassero i loro prodotti. Si raccomandava di evidenziare sempre i vantaggi del latte materno, ed i costi dell’utilizzo del latte artificiale.

https://www.hse.ie/file-library/the-who-code-of-marketing-of-breast-milk-substitutes.pdf

Varie organizzazioni internazionali si dedicarono alla questione, cercando di sottolineare l’importanza di favorire l’allattamento materno, e di non cedere al marketing della case produttrici di latte artificiale.

Nel 1989 venne approvata dalle Nazioni Unite una “convenzione sui diritti dell’infanzia”, che venne recepita da molti governi, compreso quello italiano.

Tra i vari punti, è stato sottolineato anche come gli stati debbano impegnarsi a “fare in modo che tutti i gruppi della società, in particolare i genitori e i minori, ricevano informazioni sulla salute e sulla nutrizione del minore, e sui vantaggi dell’allattamento al seno”. 

https://www.unicef.ch/it/lunicef/internazionale/convenzione-sui-diritti-dellinfanzia

Dagli anni ’90 ad oggi, non solo l’Organizzazione Mondiale della sanità, ma numerose società scientifiche ed enti nazionali ed internazionali, hanno iniziato a promuovere campagne sulla sensibilizzazione in merito all’importanza dell’allattamento al seno.

("allattamento al seno: le madri ricevono abbastanza aiuto?")

La legge italiana: dagli anni '90 ai primi anni 2000

Già dagli anni '90, l'Italia ha recepito queste indicazioni, limitando sempre di più la possibilità di promuovere l'uso del latte artificiale quando non strettamente necessario.

Attualmente in vigore è il il decreto legislativo n°82 del 09 aprile 2009: “La pubblicità degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni”. Unica deroga è quella delle pubblicazioni scientifiche in campo pediatrico o nutrizionale, purché sia limitata a informazioni documentate e “non deve, in qualunque modo, sottintendere o avvalorare l'idea che l'allattamento artificiale sia superiore o equivalente all'allattamento al seno”.

Ai giorni nostri… quanta strada abbiamo fatto?

Ad oggi, sicuramente vi è un’attenzione sensibilità sull'argomento, e la promozione dell’allattamento al seno è uno degli obiettivi delle organizzazioni e dei professionisti della sanità.

Portando la mia esperienza, posso dire che ad esempio ad oggi i pediatri si formano ponendo una particolare importanza su questo aspetto; nei punti nascita si è cercato ad esempio di favorire il contatto tra madre e bambino subito dopo il parto, di favorire la possibilità della mamma di attaccare al seno fin da subito, di sostenerla con il supporto di ostetriche dedicate e di consultori per l’allattamento, e di vietare appunto l'accesso a "Pubblicità" relative al latte artificiale fin dai primi giorni di vita.

Funziona quindi tutto perfettamente?

Eh no... non proprio.

Prima di tutto, il reale supporto che la madre riceve per l’allattamento, al di là dei manifesti, non sempre è così capillare, soprattutto dopo essere state dimesse dall'ospedale.

In ospedale invece a volte si arriva quasi all'estremo opposto, quello di spingere sull'allattamento al seno "per forza" o "per tutti", ignorando le condizioni specifiche di ciascuna mamma e ciascun bambino.

Tornati a casa, poi, spesso c'è da fare i conti con la stanchezza: quando scopri che, anche se sembrava impossibile, il tuo corpo è in qualche modo capace di essere attivo 20 ore su 24, anche con i punti del cesareo, con emorragie ancora in corso, e con l'emoglobina sotto i piedi.

Con il senso di inadeguatezza, perchè per la prima volta devi prenderti cura di un essere umano che dipende al 100% da te: un momento bellissimo, ma anche molto delicato ed emotivamente intenso.

Con l'assenza a volte di personale qualificato che possa sostenere davvero riguardo all'allattamento (anche noi pediatri siamo sì formati a consigliarlo, ma non sempre siamo esperti nel gestire poi piccoli dettagli, come posizioni in cui allattare o simili...).

Con gli "opinionisti" che affollano le nostre giornate: la mamma, la nonna, la zia, l'amica, la vicina di casa, che "dagli qualche biberon perchè non sta crescendo abbastanza!"; perchè il figlio della cugina del fruttivendolo ha la sua stessa età, ma pesa mezzo kg di più...

(oppure, viceversa, che sei una mamma di serie B, se non allatti solo al seno...)

E poi, la necessità di tornare presto al lavoro; di fare tutto e tutto perfettamente bene, sia al lavoro, che a casa, che nella vita sociale. Per non parlare poi della cura del proprio aspetto fisico: ormai non più semplicemente un piacere, ma un obbligo, anche appena dopo il parto, perchè bisogna tornare subito in forma, e senza occhiaie, e con il seno sodo come un'adolescente...  

Questi sono alcuni dei problemi che ancora oggi rendono difficile allattare e allattare nel modo che desidereremmo.

Certo è, che abbiamo perlomeno imparato qualcosa dagli errori del passato:

·      Ad oggi, le formule di latte per l’infanzia rispettano delle precise regole sui nutrienti che devono contenere. Gli studi continuano, e si cerca di rendere il latte artificiale sempre migliore, sempre più simile al latte materno; anche se, per molti aspetti, ancora purtroppo non ci siamo arrivati.

Ad esempio, l’aspetto immunitario: con il latte materno passiamo al bambino anticorpi protettivi, cosa impossibile con il latte artificiale.

Tuttavia, le formule odierne sono di ottima qualità rispetto a quelle del passato, e costituiscono una valida alternativa quando il latte della mamma non si può usare.

·      I biberon sono più ergonomici, permettono al bimbo di succhiare bene, e sono facilmente lavabili e sterilizzabili, evitando pericolose infezioni.

·      Le aziende che producono alimenti per l’infanzia adottano un marketing più responsabile, focalizzato a far conoscere i loro prodotti agli operatori sanitari, che possano consigliarli in quei casi in cui vi è reale necessità.

Messaggi conclusivi

Di solito, è mia abitudine cercare di sostenere le famiglie, sia che scelgano di perseguire un allattamento al seno esclusivo, sia misto, sia artificiale, illustrando i pro e i contro di ogni scelta.

Laddove l’allattamento artificiale si rende necessario per motivazioni mediche e non c'è possibilità di scegliere, possiamo rassicurare la famiglia sul fatto che al giorno d’oggi, i latti artificiali sono comunque un’alternativa valida.

 Vorrei però che le mamme non fossero vittime di falsi miti, paure, mode, o credenze errate, che ci portiamo dietro dal passato:

Il latte materno non è “poco nutriente”, salvo gravi e rare patologie o marcata malnutrizione della mamma. 

Il latte materno di solito è prodotto nella quantità corretta, anche se non vediamo esattamente quando il bambino ne mangia. Il seno infatti riesce a regolare la produzione di latte secondo le esigenze del bambino (più il bambino ha fame-> più succhia-> più indica all’organismo della mamma di produrre latte). I casi di reale carenza quantitativa di latte sono rari. Possono essere identificati con l’aiuto del vostro pediatra, osservando la crescita del bambino nel tempo, quanto fa pipì, ed eventualmente con delle doppie pesate. Se va tutto bene, non c’è ragione di convincersi che il proprio latte non sia sufficiente.  

Somministrare latte artificiale, soprattutto all’inizio dell’allattamento, può interferire con questo meccanismo di regolazione, e far sì che il seno produca effettivamente meno latte (perché il bimbo succhia meno). 

Il latte artificiale è un'ottima alternativa ma non è ancora equiparabile al 100% al latte al seno, che resta il migliore alimento per il neonato, quando possibile. 

infine, qualora la mamma debba assentarsi o delegare comunque alcuni pasti ad altri (al papà, ai nonni, o a una baby sitter...) se ha abbondante latte può anche decidere di spremere il latte con un tiralatte, e farlo conservare in frigorifero fino a 24 ore, sfruttando quello al posto del latte artificiale.

Per cui, il mio consiglio, è di scegliere la via che preferite, con serenità, per quello che è meglio per voi, senza cadere vittima del giudizio di altri, nè tantomeno di leggende metropolitane che ci trasciniamo dietro dai decenni passati… anche per le ragioni storiche e “pubblicitarie” che abbiamo visto nel post.

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Ciao a tutti, sono Federica "Chicca" Persico, pediatra di famiglia a Casalmaggiore (Cremona).   Ho studiato medicina a Parma, e mi sono laureata nel 2015. Ho iniziato a scrivere questo blog dopo essermi specializzata in pediatria, iniziando a lavorare sul territorio come pediatra di famiglia.  Ricordandovi che questi articoli non possono sostituire i consigli personalizzati che possiamo fornirvi di persona, spero che possano essere comunque utili per trovare delle informazioni di carattere generale, sempre disponibili, anche quando il pediatra non c'è. un bacio a tutti, Chicca ... Vi ricordo che è disponibile la   TRADUZIONE AUTOMATICA     di tutto il blog con Google Translate (in alto a destra) AUTOMATIC TRANSLATION of the entire blog is available with Google Translate (in the top right corner) ਪੂਰੇ   ਬਲੌਗ   ਦਾ   ਆਟੋਮੈਟਿਕ   ਅਨੁਵਾਦ  Google  ਅਨੁਵਾਦ  ( ਉੱਪਰ   ਸੱਜੇ   ਕੋਨੇ   ਵਿੱਚ )  ਨਾਲ   ਉਪਲ...

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